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Leonardo Di Marino (Leo)

       Conosciuto all'interno del panorama verticale dapprima come arrampicatore, ma oggi più noto come tracciatore, Leonardo è sicuramente colui che in fatto di creazione di itinerari per le gare ha la più grossa esperienza... oserei dire ormai più che decennale. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorarci assieme cercando di carpire un po' quelli che sono i passi essenziali che portano alla riuscita di una tracciatura, che spesso risulta essere cosa molto difficile.

       Ora facciamo due domande a Leonardo:

       Cosa rappresenta per te una tracciatura: semplice lavoro o passione per ciò che stai facendo ?
       Se prima e' stato un modo per restare nell'ambiente delle gare, quando non potevo più permettermi i tempi ed i ritmi dell'atleta, ora è diventato un lavoro. Un lavoro perchè molti si aspettano da me di avere un tracciatore capace di costruire la gara. Come ogni lavoro rispetto l'impegno preso, lo accetto se ritengo di essere in grado di soddisfarlo, ma sono sempre conquistato dalla possibilità di creare nuove vie, dal disporre le prese e dal vedere gli atleti arrampicare. Una passione che appago lavorando e cercando di analizzare tutto quanto faccio e vedo, giusto o sbagliato che sia. Una cosa positiva e' il dividere la passione con gli altri tracciatori e spesso è quest'unione che fa superare le ostilità di un lavoro duro e faticoso.

       Un'esperienza da tracciatore che vorresti dimenticare ?
       La malignità di una persona che ha pensato avessimo lavorato per favorire un atleta.

       ... ed una che vorresti ricordare ?
       Quella di cui sto perdendo il ricordo. Penso che ogni esperienza sia preziosa

       Quanto e' migliorata l'arrampicata in termini fisici e tecnici da quando hai iniziato ad oggi. In cosa ci si e' evoluti ed in cosa si e' tornati indietro ?
       Non saprei quantificare il miglioramento. Oggi ci sono diversi atleti che posseggono una grande resistenza allo sforzo. Ce ne sono alcuni che in più riescono a superare passaggi molto difficili, passaggi che richiedono uno sforzo elevatissimo, ma dopo recuperano e ripartono per fare ancora tanti movimenti. Oggi l'arrampicata perlomeno quella maschile, è meno leziosa, forse meno coreografica. A me piace molto: è semplice, ha ritmo, ma soprattutto è efficace, ed i risultati lo dimostrano.

       Non credi che tutto questo lavoro svolto come tracciatore ti lasci poco tempo per soddisfare i tuoi istinti verticali in ambiente naturale ?
       Sicuramente, ma in ogni modo, grazie all'allenamento ed al bagaglio tecnico che accumulo, credo di riuscire a godermi maggiormente quei brevi periodi di arrampicata su roccia.

       Progetti futuri ?
       Il 23 settembre 2003 compirò 40 anni. Il primo progetto per l'arrampicata è cercare di ottimizzare le mie capacità fisiche e tecniche sfruttando al meglio il tempo ed i mezzi che mi sono concessi. Sarà il modo per realizzare i diversi progetti che improvviserò giorno per giorno. Il resto è storia personale...




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