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Luca Zardini (Canon)

       Due parole con il Canon nazionale, arrampicatore prima di tutto ma anche un atleta serio e determinato che ha sacrificato una parte di sé al mondo delle gare riuscendo a cogliere per chi non se lo ricordasse la seconda posizione nella classifica di Coppa del Mondo 1992...
       Partiamo quindi da quell'anno:

       Sono passati undici anni dal 1992... secondo in Coppa è stato un grande risultato. Quali erano le grosse motivazioni che ti hanno portato ad avere tanto ?

       A dire la verità, quell'anno mi sono ritrovato ad essere il secondo arrampicatore del mondo alle spalle del mito François Legrand, senza rendermene veramente conto. Forse proprio il fatto di non aver cercato quel risultato in modo specifico ed "ossessivo", ottenuto più con la cosiddetta incoscienza della gioventù che grazie a delle motivazioni particolari, ha giocato un ruolo determinante per ottenere quel grande successo. Certo anche quell'anno, come per tutta la mia carriera di arrampicatore sportivo, mi sono preparato con grande impegno e costanza, spinto da grandi motivazioni agonistiche ed arrampicando molto in falesia, poi il tipo di strutture e di tracciatura di quel periodo penso mi si addicessero particolarmente. Quel secondo posto rimane il miglior risultato della mia carriera, ed averlo ottenuto alla prima stagione agonistica a livello Internazionale e all'età di diciannove anni fa si' che rimanga un ricordo bellissimo ed indelebile della mia vita...

       Chiaramente un risultato del genere ti riempie di soddisfazione ma anche di responsabilità verso un pubblico che sicuramente si aspetta da Te sempre di più. Come sei riuscito a convivere con questo carico di responsabilità ?

       Proprio questo fattore penso che sia il motivo principale che mi ha un po' bloccato nei due o tre anni successivi al 1992. Ho certamente ottenuto ancora dei buoni risultati, tra cui la prima vittoria assoluta di un atleta Italiano in una competizione Internazionale a Kranj in Slovenia, ed il settimo posto in Coppa del Mondo sempre nel 1993, ma non all'altezza di quello che mi aspettavo e la gente si aspettava da me. Per quanto mi riguarda non è stato facile ritrovarsi secondo al mondo alla prima stagione agonistica con l'obbligo di migliorare negli anni successivi e con l'unico risultato possibile ossia quello di diventare il numero uno !
       Oltretutto un carattere sensibile ed emotivo hanno completato un quadro che per un po' di tempo non ha sicuramente giovato per ottenere nuovamente dei grandi risultati in gara.

       Ad un certo punto del tuo cammino di atleta i risultati sono venuti un po' a mancare; la tua regolarità in gara è diminuita. Ti dai una spiegazione di questo ?

       La spiegazione principale è collegata sicuramente alla miriade di infortuni più o meno gravi che ho subito lungo tutta la mia carriera; tendiniti, dolori alla schiena, un operazione chirurgica all'intestino alla fine del 1994, la rottura della puleggia dell'anulare destro ricomposta anche questa con un intervento chirurgico alla fine del 1999, per finire poi con una brutta lussazione alla spalla sinistra avuta in una gara di boulder nel 2002, nella quale ho rotto cartilagine e legamenti.
       Tutto questo mi ha fatto perdere lunghi periodi di allenamento, la confidenza con la competizione ed il risultato che sono parte fondamentale per la ricerca di continuità sia in gara che in falesia. Oltre a ciò, in questi anni ha pesato molto il fatto di dover essere stato il primo allenatore di me stesso, preparatore o addirittura medico improvvisato, il tutto per una carenza cronica di persone competenti in materia a cui potersi rivolgere !
       Il fatto di dover affrontare simili problemi non ha fatto altro che rendere più lenta e difficile la ripresa, ma nonostante tutto sono ancora qui con la grinta e la voglia di sempre spinto da un'unica grande passione: arrampicare!!!
       Anni novanta... ultime gare della stagione 2003! Sono tanti anni che come me sei li presente! Che cosa è cambiato dai primi anni in Te come persona e atleta e che cosa è cambiato nel mondo delle gare...
       Il primo grande cambiamento come uomo è che ho la fortuna di avere sotto gli occhi tutti i giorni è la nascita di mia figlia Elisa. Mi sono sposato infatti tre anni fa con la mia compagna Claudia e da quest'unione è nata un anno e mezzo fa mia figlia; tutto questo per me è stato un grande cambiamento che mi ha portato grande gioia e serenità e che con il passare del tempo mi ha fatto vedere le cose sotto una luce diversa.
       Ritornando al mondo delle gare direi che sono cambiate le strutture prima ed i personaggi poi. Mi ricordo benissimo la mia prima finale di Coppa del Mondo ad Innsbruck nel 1991... Ero a spalla con veri e propri miti dell'arrampicata mondiale: Glowacz, Raboutou, Tribout, Cortijo, Legrand, Hirayama per citarne alcuni.
       Quest'anno poi ad Aviles in Spagna alla quinta prova di Coppa a distanza di ben dodici anni mi sono ritrovato in finale con ragazzini ventenni come Chabot, Ramunet, Lachat, tutti giovani e molto forti, ma carenti di quel carisma che apparteneva ai grandi degli anni novanta.
       Le strutture sono poi cambiate nelle dimensioni e di conseguenza anche il tipo di tracciature; tracciature che oggi danno vita a vie che richiedono una grande resistenza allo sforzo per tutta la lunghezza. E' molto difficile trovare quei punti di riposo e decontrazione che caratterizzavano le vie tracciate sulle mega strutture degli anni 90.

       Il 2003 è stato per Te un anno di ripresa, in cui sei riuscito a dare un po' di regolarità ai tuoi risultati. Oramai la stagione sta per chiudere i battenti e se tiri due righe di conti la stagione credo puoi definirla positiva. Cosa ti aspetti dal prossimo anno ?

       Si, per me questa è una stagione positiva. Sono rientrato dall'infortunio alla spalla avuto l'anno passato, infortunio che mi ha condizionato negativamente nella prima parte della stagione pregiudicandomi la forma nelle gare di Coppa a Lecco e al mondiale di Chamonix.
       Nonostante tutto sono riuscito a centrare uno dei tre obiettivi che mi ero prefissato a inizio anno: La conquista della Coppa Italia 2003 dopo quella della stagione passata e il rientro in finale in una gara Internazionale. Terzo obiettivo è la vittoria al Campionato Italiano che si terrà tra pochi giorni...
       Sinceramente con il passare degli anni mi riesce sempre più difficile gestire una corretta ed intensa preparazione alle gare. La ragione si può collegare ad una questione motivazionale ma anche a quella costante che è lo stress a cui sei sottoposto ad ogni evento! Tutto ciò era più gestibile e pesava molto meno qualche anno fa!

       Ma adesso lasciamo da parte questo campo di gara e parliamo dell'altro; quello in cui sei cresciuto prima che atleta come arrampicatore. Che rapporto hai con la Falesia e quali sono i tuoi ricordi più belli circa questo ambiente ?

       Per quanto mi riguarda, la Falesia è sempre stato il mio terreno di gioco preferito. Ho arrampicato moltissimo su roccia in tutti questi anni, l'ho fatto con passione ed è per questo che oggi ho al mio attivo più di trecento vie dall'8a all'8c+. Certamente con il passare degli anni è sempre stato più difficile coniugare le due cose -falesia e gare- ma ho sempre cercato come obiettivo quello di realizzare tutti gli anni qualcosa di bello e di importante su roccia.        Appartengo ad una generazione di atleti che ha visto nell'ambiente naturale un buon terreno di preparazione per le gare. Grandi campioni come Legrand, Hirayama, Brenna hanno tutti arrampicato moltissimo su roccia. Purtroppo questo non è più cosi in uso tra i mutanti dei muri artificiali dell'ultima generazione.
       La falesia rimane per me un terreno di esperienze fantastiche e molto personali, del quale non potrei farne a meno. Qui conservo dei ricordi bellissimi ed un viaggio che feci negli Stati Uniti con Luca Giupponi è uno di quelli; non parlavamo una parola d'inglese e già il noleggiare una macchina era un'avventura.
       La realizzazione di una via rimane sempre un capitolo a parte e ad ogni via tendi a legare dei ricordi e delle emozioni proprie di quel periodo!
       Le vie lavorate sono comunque quelle che mi attraggono in misura maggiore; li metto a prova le mie capacità psicofisiche... In questo momento il mio obiettivo per il prossimo futuro è quello continuare ad arrampicare ad alto livello e realizzare una via di 9a ma intanto finisco la mia stagione di gare e poi vedremo...


Ciao a Tutti dal "Canon"               




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